Pendolarismo: ecco cosa può succedere alla tua salute

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Migliaia di lavoratori e studenti viaggiano tutti i giorni
verso le loro rispettive sedi di lavoro e attività. Gli esperti studiano questo
fenomeno di massa già da diversi anni. Scopriamo cosa dicono al riguardo, con
particolare riferimento alla salute degli stessi pendolari.

Il treno ritarda, l’autobus è fermo in colonna e il capo ci
aspetta in ufficio: in tutte queste situazioni
di stress
il nostro corpo produce ormoni quali l’adrenalina, la
noradrenalina ed il cortisolo che stimolano il sistema circolatorio ad
incrementare la sua attività, provocando sovente anche un sensibile aumento
della pressione sanguigna. Se a questo aggiungiamo il fatto che il pendolare deve spesso rimanere fermo per
diverso tempo
e magari mangiare anche tra una coincidenza e l’altra cibi pronti, ricchi di grassi e zuccheri,
il quadro complessivo per la nostra salute si tinge di grigio.

Come se non bastasse, il nostro vicino di posto comincia a
tossire e il bambino di fronte starnutisce – in autobus come in treno siamo
infatti costantemente esposti ad una miriade di batteri e virus, tanto che
alcuni studi condotti a Nottingham hanno calcolato che il pendolare che
utilizza i mezzi pubblici per spostarsi presenta un rischio di ammalarsi per infezioni alle vie respiratorie 6 volte maggiore rispetto alla persona
che si sposta con il proprio mezzo privato (1).

Ben lungi dal voler promuovere gli spostamenti individuali, poiché,
all’interno degli abitacoli delle auto immerse nel traffico, la situazione non
è certo migliore come testimonia anche l’Aiparif, l’agenzia francese preposta al monitoraggio dell’aria nell´Île-de-France.
Tuttavia, il tema della salute dei
pendolari ha suscitato anche l’interesse di alcuni ricercatori dell’Università
di Chicago, come il neuroscienziato
di origini siciliane John Cacioppo, il
quale ha individuato nel diffuso senso di solitudine che paradossalmente molti
pendolari accuserebbero durante i loro viaggi un fattore di rischio di
ammalarsi di depressione.

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Per i ricercatori dell’Università di Montréal, che hanno
osservato quasi 2.000 lavoratori in Quebec, la tipologia del mezzo di trasporto
ha addirittura ben poca rilevanza: l’uso quotidiano di auto, metrò, bus o
bicicletta, all’interno delle grandi città caotiche, condurrebbe comunque ad
una forma più o meno grave della cosiddetta sindrome da burnout (logoramento
psicofisico). Comprensibilmente in misura maggiore per gli autisti rispetto ai
passeggeri(2).

Per fortuna, in un quadro generale apparentemente senza
speranze, oggi abbiamo qualche strumento di difesa in più: la tecnologia degli smartphone o altri
computer portatili, per non citare l’intramontabile libro di carta, ci aiutano indubbiamente
a distrarci quando viaggiamo soli in treno o in autobus, mentre l’automobilista,
se proprio non può fare a meno del suo mezzo, potrebbe offrire un passaggio ai
tanti altri pendolari che percorrono lo stesso tragitto, contribuendo così anche
a ridurre il traffico e l’inquinamento cittadino. Grazie ai numerosi siti web che
favoriscono il Car-Pooling, potremmo
trovare una soluzione per abbattere le spese di viaggio, oltre ad un buon compagno con cui parlare.

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(1) http://bmcinfectdis.biomedcentral.com/articles/10.1186/1471-2334-11-16

(2) http://www.nouvelles.umontreal.ca/udem-news/news/20150526-youre-driving-yourself-to-burnout-literally.html

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