"Tutti abbiamo dei problemi. Come li affrontiamo è la misura del nostro valore'

Ad ognuno di noi sarà capitato nella vita di sentirsi presi di mira dalla sfortuna o di considerarsi vittima di circostanze negative difficili da gestire e che ci fanno piombare nello sconforto più assoluto.

Quando però questa sensazione diventa un’abitudine e il lamento uno strumento per attribuire ad altri – più o meno consapevolmente– la colpa e la responsabilità del nostro malessere, allora il vittimismo diventa patologico.

Le cause che spingono un individuo ad adottare questo comportamento possono essere varie e vanno da un’ingiustizia subìta rimasta irrisolta, a modelli comportamentali appresi in famiglia, ad episodi di violenza sia fisica che psicologica o a continue svalutazioni da parte di altri che a lungo andare minano l’autostima e la sicurezza in se stessi. 

Tuttavia è importante fare una differenziazione tra una vittima e un vittimista, rispetto alle circostanze e agli eventi negativi (veri o simulati) che li colpiscono.

In entrambi i casi è possibile che il soggetto venga colpito da disgrazie o ingiustizie ma al contrario di colui che si sente vittima e che tende a risolvere il problema in silenzio senza alcuna intenzione di attribuire la colpa di quanto accaduto ad altri, il vittimista invece non si focalizza sulla risoluzione di ciò che gli accade, ma tende a strumentalizzarlo per manipolare in maniera tirannica e immatura le relazioni con gli altri.

E’ difficile comprendere il fine di questo comportamento subdolo che induce il soggetto ad una visione pessimistica della realtà e lo rende perennemente insoddisfatto. 

Lamentarsi continuamente delle proprie sfortune e disgrazie e vittimizzarsi per questo, non è altro che un modo inconscio per sfuggire al senso di impotenza e inadeguatezza di cui egli soffre. Inoltre conosce bene, per esperienza, quali sono i vantaggi che questo comportamento può offrirgli, primo fra tutti quello di riuscire a tenere in pugno le persone facendo leva sul senso di colpa e la compassione. 

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Di fronte a tanta sfortuna e a tanti guai è umano cercare di assecondare al meglio qualsiasi richiesta di ascolto, di protezione e affetto, senza però rendersi conto che quello che elargiamo è stato ottenuto in maniera subdola e tirannica attraverso un comportamento manipolatorio.

Come riconoscere una vittima patologica?

Identikit del tiranno travestito da vittima

In realtà di per sè il vittimismo cronico non è una malattia, ma può portare ad un disturbo paranoico  qualora il soggetto identifichi solo negli altri la causa della sua sofferenza e delle sue disgrazie. Questa convinzione stimola nella vittima dei sentimenti negativi quali risentimento, intolleranza e rabbia che possono condurlo anche verso una condotta aggressiva e violenta nei confronti delle persone che la circondano.  

di seguito i tratti e i segni principali:

Distorcere la realtà

La vittima crede fermamente che la causa delle sue disgrazie e del suo malessere, dipenda dagli altri, anche se gli altri non ne sono mai realmente responsabili. Distorcendo la realtà in questo modo, non si assume mai la responsabilità di agire attivamente. Inoltre ha una percezione talmente negativa della realtà da rafforzare i suoi atteggiamenti pessimistici, per cui la sua attenzione si concentra solo su eventi nefasti.

Trovare conforto nel lamento e nel pianto

Non essendo la vittima responsabile direttamente del suo malessere, l’unica cosa che le resta da fare è assumere il ruolo di ’povera vittima’ lamentandosi di tutto e piangendo per le sue disgrazie. In questo modo attira su di sè l’attenzione e la compassione degli altri.

Cercare costantemente i colpevoli

La vittima sviluppa un atteggiamento sospettoso e tende a credere che le azioni degli altri vengano compiute in malafede solo per poter dare dimostrazione di essere oggetto di ingiustizie e soprusi. Questa ricerca costante di colpevoli ad altro non serve che a rafforzare il suo ruolo.

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