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Ecpatia: perchè è importante per la salute emotiva

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empatia e ecpatia
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Si sente spesso parlare di empatia, ma il termine ecpatia è stato introdotto recentemente dalla psicologia per definire un meccanismo di difesa che le persone fortemente empatiche adottano ( o dovrebbero adottare) allo scopo di proteggere se stesse.

Cos’è l’ecpatia?

L’ecpatia non è altro che una dinamica complementare all’empatia, volontaria, utile se non indispensabile, per evitare la manipolazione psicologica e il diluvio emotivo degli altri.. Ma attenzione non è indifferenza, bensì uno sforzo consapevole e compensatorio finalizzato a non perdere di vista le proprie emozioni o i propri desideri quando ci si relaziona con gli altri.

Chi possiede una spiccata intelligenza emotiva sa bene quanto sia l’empatia che l’ecpatia siano importanti al raggiungimento dell’equilibrio interiore e del benessere emotivo. , Se è vero che bisogna sempre cercare di mettersi nei panni dell’altro è altrettanto vero che per aiutarlo veramente è necessario distaccarsi da tutte quelle emozioni che finirebbero di bloccare il nostro agire. Ecco l’ecpatia non è altro che mettersi nei panni degli altri, senza spogliarsi dei propri.

Ecpatia ed empatia: un delicato equilibrio

Pensa ad esempio a chi lavora in ospedale, a chi si prende cura dei senzatetto o partecipa ad operazioni umanitarie, sono sicuramente persone empatiche: ma cosa succederebbe se iniziassero a sentire sulla propria pelle tutta quella sofferenza, quel dolore, quella disperazione? Probabilmente si sentirebbero incapaci di prestare conforto oppure in colpa di non riuscire a fare abbastanza per loro.

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Questo non significa frenare la propria empatia o vivere i rapporti con distacco e freddezza, bensì imparare a praticare l’ecpatia per non commettere errori, primo fra tutti dimenticare se stessi. Inoltre l’ecpatia è un processo mentale positivo che va a compensare l’empatia. Ci permette di acquisire quelle capacità di discernimento che ci proteggono dalla manipolazione affettiva, dal coinvolgimento collettivo e da situazioni pesanti che inciderebbero altrimenti sulla nostra vita e sul nostro benessere.

Questo nuovo termine introdotto dal dottore e professore di psichiatria J.L. González non si riferisce all’alassitimia, ossia la mancanza di empatia tipica di alcuni disturbi mentali, bensì ad un meccanismo compensatorio che aiuta le persone empatiche ad evitare il sequestro emotivo e a capire quanto l’immedesimarsi troppo con gli stati emotivi altrui diventa pericoloso per se stessi.

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