Le 4 Virtù Aristoteliche per raggiungere la Felicità

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Qual è il fine ultimo nella vita di ognuno di noi, quello che cerchiamo di attingere attraverso dei traguardi contingenti? La felicità. Ma che cos’è la felicità?

Con questo esordio abbiamo appena aggredito una delle questioni più spinose con cui la riflessione umana si sia mai confrontata attraverso i secoli. Dare una definizione della felicità non è affatto impresa da poco; possiamo però dire che ogni epoca ne concepisce una peculiare.

Cos’è la felicità per noi contemporanei? Per lo più la identifichiamo con uno stato di benessere momentaneo. Per noi la felicità è fuggevole e si attinge dalle piccole cose. Totò diceva che la felicità è fatta di “attimi di dimenticanza”.

Un tempo però vi era una concezione ben più pensante della felicità, più esistenzialmente profonda. Risaliamo un po’ indietro nel tempo, torniamo all’Antica Grecia e ad Aristotele il quale, pur essendo vissuto nel IV secolo a.C., ha ancora parecchio da insegnare.

Aristotele chiamava la felicità “eudaimonia”, termine che si traduce banalmente con “felicità” ma che vuol dire qualcosa di più intenso. Indica la completa realizzazione dell’essere umano. Per essere felici, secondo Aristotele, è necessario che ognuno di noi sviluppi le virtù che lo rendono migliore. Solo in questo modo raggiungerà uno stato di beatitudine completa e appagante.

Se pensi che sia una filosofia “vecchia”, sappi che anche i moderni psicologi hanno ripreso le idee di AristoteleChristopher Peterson and Martin Seligman hanno stilato un elenco delle virtù morali umane che più possono concorrere al raggiungimento della completezza di se. Ecco quali sono le quattro che, secondo loro, dovremmo coltivare più di ogni altra per raggiungere la felicità.

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PAZIENZA

In un mondo in cui tutto va sempre di fretta, in cui bisogna essere sempre reattivi e preparati, la pazienza sembra davvero una virtù fuori moda. Ma l’impazienza e la fretta spesso conducono alla rabbia, all’aggressività. Avere pazienza invece significa sapersi mettere nei panni degli altri.

Fonte: www.elevatedpost.com

Solo con la pazienza si può sviluppare empatia, ovvero entrare in contatto con il prossimo e comprenderne la sua straordinaria somiglianza con noi, oltre le differenze superficiali. Inoltre la pazienza crea uno stato di attesa e pace, una calma interiore profonda.

CORAGGIO

Avere coraggio non significa semplicemente non avere paura: significa riuscire a superare i propri limiti quando la situazione lo richiede. Ognuno di noi deve trovare il coraggio di esporsi in prima persona, di dire la sua opinione, di essere ciò che è senza vergogna.

Fonte: npr.org

Si comincia con le piccole cose, ad esempio facendo ci che ci imbarazza o ci fa vergognare, per poi trovare in sè la forza di combattere soprusi e ingiustizie. Il coraggio è l’eroismo quotidiano, quello fatto dei piccoli gesti che rendono migliore il mondo.

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TEMPERANZA

La temperanza è un’altra virtù assai poco usata in un mondo in cui la regola è l’eccesso. Temperanza, infatti, vuol dire semplicemente moderazione. Sapersi controllare, saper controllare i propri istinti e la propria voracità, in qualunque ambito si manifesti, è la via per assaporare la felicità.

Fonte: taylormarshall.com

Avere troppo di ciò che ci piace, infatti, prima o poi ce ne fa avere nausea. Con la moderazione invece si assaporano le cose fino in fondo, e privarsene a volte è anche dolce, nell’attesa (paziente) di averne ancora.

AMICIZIA

Per Aristotele l’amicizia è il valore più alto, quello da anteporre a tutto in assoluto. Ovviamente non parlava delle amicizie sui social network, o delle conoscenze occasionali. Le vere amicizie sono quelle in cui l’uno sostiene l’altro, spingendolo ad essere migliore, standogli vicino nelle difficoltà, mai giudicandolo.

Fonte: www.theodysseyonline.com

Sii un buon amico, se vuoi avere buoni amici: solo i legami profondi danno la felicità, mentre i rapporti superficiali riempiono solo momentaneamente il vuoto dei valori.

Credi che non sia facile? La strada verso la felicità non lo è mai, Aristotele non diceva questo: ma diceva che è l’unica che valga la pena di percorrere.

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