Ti fidi al 100% dei tuoi ricordi? Clicca e rimarrai a bocca aperta

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Chi di voi ha visto il film Still Alice, che è valso un premio Oscar all’attrice Julianne Moore, si sarà già fatto un idea di quanto i ricordi siano importanti nella vita di ciascuno. Il film, che tratta di una delle patologie più invalidanti al giorno d’oggi, l’Alzheimer, narra di una professoressa universitaria che si trova gradualmente a perdere tutti i ricordi, perdendo così anche se stessa.

Cosa siamo noi se non la somma di tutte le esperienze passate? Quello che ci è successo nella vita ci definisce in positivo ed in negativo, ci aiuta a non commettere due volte lo stesso errore, ci permette di ricordare i volti delle persone che amiamo.

Facciamo però l’errore di considerare i nostri ricordi alla stregua di “fotografie”, cioè elementi che una volta fissati risultano immodificabili e fedeli testimoni della realtà. Come abbiamo però visto recentemente, con il famoso caso del vestito che ha diviso la rete (https://ilbuongiorno.it/it/articoli/curiosita/item/3958-di-che-colore-e-il-vestito-la-risposta-scientifica-definitiva)  non sempre la nostra “finestra sul mondo” può essere considerata del tutto oggettiva.

La nostra memoria che non è affatto precisa come una fotografia, può trarci in inganno in molti modi. Un esempio di ciò è nella storia seguente, realmente accaduta:

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Anno 1986, la signorina Jennifer Thompson, vittima di una violenza carnale, identifica il signor Ronald Cotton come il suo assalitore, dopo averlo scelto con sicurezza da una lunga serie di foto segnaletiche. Il signor Cotton si proclama innocente, ma viene ugualmente condannato all’ergastolo. Dopo 11 anni, comincia a girare la voce che un altro detenuto, Bobby Poole, si sarebbe vantato del crimine e della sua abilità di farla franca. Allora la signorina Thompson fu nuovamente chiamata ad effettuare una identificazione, ma affermò di non aver mai visto il signor Poole! Peccato però che, grazie alla prova del DNA (sviluppata in quegli anni), fu scoperto che il vero colpevole era Poole ed il povero signor Cotton era estraneo alla faccenda!

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Come visto nella breve storia, non sempre i nostri ricordi sono affidabili al 100% ed una serie di fattori possono drasticamente influenzare le nostre rievocazioni. Vediamo insieme alcuni di questi fattori:

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  • Contesto:  è più facile  recuperare fatti o episodi se ci troviamo nel contesto in cui abbiamo incontrato l’informazione per la prima volta. Ad esempio per ricordare i nomi dei vostri compagni di scuola elementare, una strategia potrebbe essere camminare tra i corridoi della scuola.
  • Ripetizione: ripetiamo ed organizziamo i ricordi più carichi emotivamente. Possiamo dimenticare in che cinema abbiamo visto un film, ma se durante la proiezione scoppiasse un incendio ce ne ricorderemmo di sicuro! Anche se a volte, una situazione molto carica emotivamente, può portare alla generazione di falsi ricordi, forse è proprio quello che è accaduto alla nostra Jennifer!
  • Ansia: come qualsiasi studente sa, prima dell’esame o del compito in classe non si riesce a ricordare nulla! Le emozioni a valenza negativa possono bloccare il recupero delle informazioni che ci servono.
  • Rimozione: secondo Freud  alcune esperienze (soprattutto nell’infanzia) risultano essere così traumatiche che le persone, per vivere bene, le relegano nell’inconscio.

Come abbiamo visto, la nostra memoria non è uguale ad un hard disk su cui immagazziniamo informazioni. È quindi soggetta ad interferenze e ad errori!

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