Oggetti da distruggere per scaricare lo stress: a Forlì c’è la “camera della rabbia”

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È Cristian Castagnoli l’ideatore della “camera della rabbia” che, prendendo esempio dalle sorelle già esistenti in America, ha voluto creare un ambiente dove poter sfogare la propria rabbia spaccando tutto, ma in totale sicurezza. Il periodo storico che stiamo vivendo è caratterizzato da ritmi frenetici e lunghi periodi di stress, la soglia di tolleranza si è abbassata per far spazio a sentimenti di rabbia che spesso rischiano di riversarsi su sé stessi o sugli altri. Una boccata d’ossigeno per emergere dagli stati poc’anzi descritti può essere proprio la “camera della rabbia”. È con questo spirito che Castagnoli ha allestito un vecchio capannone a Vecchiazzano, in provincia di Forlì (volutamente fuori mano) ricavando due stanze gemelle, una piena di oggetti in ceramica e l’altra con ampolle e bottiglie in vetro.

Entrare in una “camera della rabbia” costa dai 15 ai 35 euro per un tempo che va dai 10 minuti fino ad un massimo di 40 minuti. Prima di entrare occorre firmare una liberatoria ed indossare tutte le protezioni. Verranno forniti quindi un caschetto con visiera, una tuta e delle scarpe antinforunistche, dei guanti,  delle ginocchiere e delle protezioni per i gomiti. Poi con una mazza da baseball o una mazza da muratore, si entra nella “camera della rabbia” prescelta e si inizia a spaccare tutto. A dare maggior carica alla rabbia che, se repressa, può faticare ad uscir fuori, viene sparata della musica heavy a tutto volume. La “camera della rabbia” è realizzata con un telaio in legno per attutire i colpi, mentre all’esterno vi è una spessa lamiera in grado di attutire i colpi più forti.

Il target di clienti che chiede di entrare nella “camera della rabbia” è composto da giovani che vanno dai 25 ai 35 anni, in maggioranza donne. Spesso sono studenti universitari che, per scaricare lo stress di ore ed ore passate sui libri, ricorrono a questa pratica, ma perché sono proprio le donne quelle ad aver necessità di sfogare la propria rabbia? La risposta è nella cosiddetta “censura sociale”. Benché la rabbia sia un sentimento naturale e comune a tutti indipendentemente dal sesso, nei modelli culturali l’uomo aggressivo è considerato normale ed accettato, mentre la donna è riconosciuta nei sentimenti di amore e pacatezza, ogni scatto d’ira è paragonato ad atti di pazzia. Ecco quindi che la rabbia viene trattenuta, repressa ed ha bisogno di essere sfogata, meglio se spaccando oggetti e mobilia in una stanza adibita a tale scopo piuttosto che riversata su chi sta accanto.

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Ad onor del vero, la “camera della rabbia” non è stata accettata di buon grado da tutti. Nelle vicinanze del capannone sorge un centro di preghiera che non ha gradito la presenza, di una zona in cui esternare la collera. In soccorso però è arrivata l’opinione di tanti psicologi che hanno reputato l’iniziativa utile ad incanalare la rabbia evitando di dirigerla verso sé stessi o verso gli altri, anche se, dicono gli esperti, questo è solo il primo gradino da salire, il resto del lavoro dovrà essere fatto andando alla ricerca delle motivazioni che si nascondono dietro tanta ira. La “camera della rabbia” sta riscuotendo talmente tanto successo che l’ideatore, Cristian Castagnoli, sta pensando di aprirne altre nel resto del Paese in franchising.

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link: http://www.cameradellarabbia.com/it/

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